Tari & Rincari, si paga di più per avere meno
È passato anche il tempo della leggenda del pesce siluro nel laghetto del parco Ducale, quello che era arrivato a strappare la muta del sub che si era immerso per andare a vedere (in poco più di due metri d’acqua) se fosse un pesce o il mostro di lochness.
Oggi, in estate, si parla di rincari della Tari (Tassa Rifiuti). Si ottengono grandi rassicurazioni dall’assessore che dice “Nessuno sarà penalizzato”. È quanto appare su Gazzetta di Parma di oggi 28 luglio 2026.
Sarebbe come dire che fra tutti coloro che imboccano oggi l’autostrada, nessuno sarà verniciato di bianco.
Il problema non è la penalizzazione ma il servizio scadente. Negli anni si è costruita la narrazione dell’utente maleducato per cui bisogna togliere i cestini stradali e, a quelli che restano, mettere le sbarre per evitare che ci si metta qualcosa di più grande di un fazzoletto di carta usato e ripiegato.
Per trovare un cestino stradale bisogna andare ovviamente in centro, in via Mazzini ce ne sono almeno quattro, appena fai centro metri in direzione periferia non ce n’è nemmeno uno.
Poi ci sono le montagne di sacchi gialli che iniziano a comparire fuori dai condomini fin dalle prime luci del giorno per scomparire di notte. Anzi no, il giorno dopo. Forse, c’è anche il caso che restino lì una settimana come se fossero in vacanza pure loro.
Poi ci sono i residui di tutto. Forse perché non ci sono i cestini stradali. Forse perché sono sacchetti che restano lì. Forse ci sono anche i maleducati ma se il sistema fosse semplice, funzionale, intelligente e fatto bene, allora tutti sarebbero ligi.
La raccolta differenziata sarà arrivata anche al 196% ma fra uno slalom quando piove fra i bidoni del grigio e un marciapiedi occupato dai sacchi gialli ecco, diciamo che non è proprio un gran biglietto da visita per una città turistica come Parma. Detto come va detto Parma non è Roma: Roma è sporca ma è stata la capitale del mondo, Parma una petite capitale o, forse nemmeno la capitale di un Mondo Piccolo quello caro a Guareschi.
La disparità è servita
C’è anche una classificazione sociale: se abiti in centro hai il sacco da 50 litri, se abiti fuori hai il bidone da 30 litri ma la tariffa è uguale.
Poi c’è chi si riempie la bocca con parole come “democrazia”, “non lasceremo indietro nessuno”, “guarderemo ai più deboli e frasi”. Intanto si creano diversità.
Facciamo un po’ di storia
Rapportare la Tari agli anni passati è impossibile perché ora c’è la Tcp, non è una malattia ma la Tariffa Corrispettiva Puntuale. Paghi per quello che butti (in teoria).
Giusto per vedere il passato, nel 2007 il costo medio era di 226 euro, c’è poi un adeguamento negli anni successivi (quando vengono modificati i servizi).
Nel 2013 esordisce la Tares (Tributo comunale sui Rifiuti e sui Servizi, già dall’acronimo si capisce che è una tassa) e si balza a 261 euro di media. Poi il costo si abbassa un pochino ma in compenso vengon portate al massimo le aliquote comunali Irpef, la Tassa di soggiorno e tutte le tasse comunali.
Paghi di più e hai più sporco
Cosa volete che siano 7,50 euro in più all’anno. Questo è un po’ il concetto del Comune e dell’assessore di riferimento (che guadagna qualche migliaio di euro al mese).
Il vero problema è che gli stipendi sono fermi da anni e anni (quindi chiedevate il salario minimo solo per poter alzare le tasse?)
C’è poi la patata bollente dei ricavi, chi raccoglie i rifiuti chiede di più, guadagna molto di più (+36% in un anno) ma i marciapiedi sono sporchi, ci sono strade con immondizia abbandonata per settimane, la raccolta notturna attende il giorno successivo per operare. Quando funziona.
Siamo chiari, non è il terzo mondo ma altre città, con il medesimo operatore, fanno molto meglio e pagano meno, le strade sono più pulite e i servizi più attenti.
Non sarà allora forse colpa di chi dovrebbe vigilare e invece è impegnato a farsi uno spritz?
Vi lasciamo con le parole dei vari politici, riscontrabili su Gazzetta di Parma di oggi 28 luglio 2026
Tari, sì ai rincari tra le polemiche
Certo. La renderei più fluida e da cronaca politica, evitando di chiudere con una sintesi troppo esplicativa.
La Tari aumenta del 3,8%, circa 7,50 euro in più all’anno per ogni residente, e in consiglio comunale torna a riaccendersi il confronto sulla qualità del servizio di raccolta dei rifiuti. La spesa media pro capite passa così da 198,20 a 205,70 euro. Il tema è stato affrontato nell’ultima seduta prima della pausa estiva, una riunione particolarmente densa, con sette delibere all’ordine del giorno.
A contestare il rincaro è stata Maria Federica Ubaldi, capogruppo di Civiltà parmigiana, che ha messo in relazione l’aumento con le condizioni del servizio. “Quello che non è e non sarà mai accettabile è pretendere che i cittadini paghino di più a fronte di un servizio scadente e visibilmente insoddisfacente”, ha affermato, citando “marciapiedi spesso trascurati, cestini stradali saturi e problemi diffusi di decoro e pulizia”. Per Ubaldi, sostenere che il Comune non potesse intervenire “significa sfuggire alle proprie responsabilità”.
La posizione è stata respinta dalla maggioranza. Antonio Nouvenne, capogruppo di Prospettiva, ha difeso l’operato dell’amministrazione: “Questa amministrazione non è assolutamente prona nei confronti di Iren”. Sandro Campanini, capogruppo del Pd, ha invece definito l’adeguamento “contenuto e nel segno dell’equità”, ribadendo l’impegno a migliorare il servizio.
Nel dibattito è entrato anche il tema dei risultati economici di Iren. Enrico Ottolini, di Europa Verde, ha ricordato che nel 2025 il margine operativo netto della multiutility nel settore rifiuti è cresciuto del 36%, passando da 39 a 53 milioni di euro. Da qui la domanda: “Gli utenti pagano di più e i guadagni della multiutility aumentano: c’è un legame?”. Priamo Bocchi, capogruppo di Fratelli d’Italia, ha parlato invece di “costi in più scaricati su cittadini e imprese”.
A replicare sul meccanismo della tariffa è stato l’assessore al Bilancio Marco Bosi: “Questi soldi non transitano dalle casse del Comune”. L’amministrazione, ha spiegato, può decidere come distribuire l’aumento tra le diverse categorie di utenti, ma ha scelto di non spostarne il peso da una categoria all’altra, mantenendo “l’equilibrio”.
Per l’assessore all’Ambiente Gianluca Borghi, quello approvato rappresenta “una sintesi sostenibile”. A sostegno della scelta ha ricordato che in altre città lungo la via Emilia gli aumenti si attestano intorno al 10%.
Il confronto sulla Tari si intreccia dunque con quello, più ampio, sulla gestione dei rifiuti: per l’opposizione il maggiore esborso non è giustificato da un servizio che presenta ancora troppe criticità, mentre la maggioranza rivendica una scelta equilibrata e respinge l’idea che il Comune abbia un atteggiamento di subalternità nei confronti del gestore.
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