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Sanità: “Ospedale, progetti, liste d’attesa: tutte le novità”

Sanità: “Ospedale, progetti, liste d’attesa: tutte le novità”

Gazzetta di Parma dedica due pagina l’intervista all’assessore regionale alla Sanità. Non commentiamo per non subire ripercussioni.

Appare però evidente che se l’assessore regionale alla Sanità dovesse avere bisogno di una prestazione, non si deve certo imbattere nelle peripezie che i comuni mortali devono affrontare fra liste d’attesa chiuse, bloccate, esami che non arrivano mai e quella paura perla propria vita.

Un solo piccolo commento: ci sono due diversi livelli. Per le grandi malattie, interventi e casi particolari, l’ospedale Maggiore di Parma offre cure ottime. E in questo va dato grande merito a tutto il personale, dai medici a tutti gli infermieri.

Per i casi medi, visite di controllo, esami clinici da cui dipende una diagnosi o una vita, invece, si aprono calvari infiniti, attese, drammi, insicurezze. Il paziente (o futuro paziente) si sente abbandonato, impotente, impaurito. Ecco perché, a volte, alcuni diventano cattivi. 

Conserviamo il titolo del giornale che, già da solo lascia capire il tono da Marchese del Grillo.

 


 

Massimo Fabi: “Ospedale, progetti, liste d’attesa: tutte le novità”

Parla l’assessore regionale alla Sanità “I conti in ordine, la prima priorità”

 

Ecco una riscrittura in forma giornalistica, mantenendo il nome e/o cognome solo due volte e trasformando tutti i discorsi diretti in indiretti.

Sanità, conti, liste d’attesa, nuovi ospedali e riorganizzazione della rete territoriale. Sono molti i fronti sui quali è impegnato l’assessore regionale alla Sanità, che traccia un bilancio dei primi venti mesi di mandato e guarda ai prossimi obiettivi dell’Emilia-Romagna, con particolare attenzione al territorio parmense.

Il giudizio sui primi venti mesi di lavoro è positivo, pur in presenza di un impegno considerato particolarmente intenso. Il rapporto con il presidente della Regione Michele de Pascale viene definito molto stretto, soprattutto sulla necessità di mettere prevenzione e promozione della salute al centro dell’azione regionale. Proprio su questo tema è annunciata per settembre una nuova legge, considerata innovativa e destinata a rafforzare ulteriormente le politiche di prevenzione.

Il nodo più delicato resta quello dei conti. Nel 2024 il sistema sanitario regionale si è trovato a fare i conti con uno squilibrio di 192 milioni di euro. A fronte di una crescita della spesa prevista del 3,6%, gli stanziamenti del Fondo sanitario nazionale sono aumentati dell’1,8%. Senza interventi, secondo l’assessore, il disavanzo sarebbe quindi cresciuto rapidamente, rendendo necessaria una manovra correttiva.

La Regione ha agito su più fronti, attraverso un confronto con sindacati e parti datoriali. Tra le misure più controverse c’è stato il ripristino dei ticket sui farmaci, accompagnato da altre decisioni fiscali. La scelta viene rivendicata come un sacrificio necessario per mettere in sicurezza il servizio sanitario pubblico, considerato il principale pilastro del sistema regionale.

Le risorse recuperate hanno consentito anche di destinare 135 milioni di euro aggiuntivi al Fondo regionale per la non autosufficienza, portandolo a quota 600 milioni. Una cifra particolarmente significativa se confrontata con i 900 milioni del fondo nazionale. La questione assume ulteriore rilevanza alla luce dell’invecchiamento della popolazione: in Emilia-Romagna le persone non autosufficienti o a rischio di non autosufficienza sono passate dalle circa 220mila del 2024 a oltre 230mila nel 2025.

Sul fronte dei rapporti con le organizzazioni sindacali, la Regione ha sottoscritto l’Agenda Sanità, un accordo voluto dal presidente de Pascale per ribadire la centralità del sistema pubblico e definire un metodo condiviso per le principali scelte strategiche. L’obiettivo dichiarato è rafforzare il servizio sanitario regionale attraverso un confronto stabile con le parti sociali.

Una parte consistente delle risorse del Pnrr è stata destinata al potenziamento della sanità territoriale. La Regione sostiene di aver raggiunto tutti gli obiettivi previsti, con oltre il 90% del target relativo alle Case della comunità e oltre l’80% per gli Ospedali di comunità. Sarebbero inoltre già stati centrati gli obiettivi relativi ai posti letto di terapia intensiva e semi-intensiva, al potenziamento dei pronto soccorso, all’ammodernamento tecnologico e all’assistenza domiciliare per gli over 65.

Per Parma e provincia è particolarmente rilevante il piano di investimenti Inail, dal quale arriveranno oltre 100 milioni di euro. Una parte consistente sarà destinata al nuovo ospedale di Borgotaro, progetto considerato strategico per garantire la sostenibilità futura di una struttura che ha nella chirurgia, in particolare ortopedica, e nell’emergenza-urgenza alcuni dei suoi principali punti di forza.

L’idea è inoltre quella di rafforzare i rapporti con i territori confinanti della Liguria e della Toscana, in particolare con la Lunigiana e la Val di Vara, attraverso una collaborazione interregionale costruita attorno al nuovo ospedale. Il progetto, secondo l’assessore regionale alla Sanità, è già pronto sotto il profilo degli approfondimenti e delle valutazioni preliminari e potrebbe partire una volta disponibili le risorse.

A Parma sono previsti anche 32 milioni di euro per il Polo dei laboratori, inserito nel Piano direttore dell’Azienda ospedaliero-universitaria. L’area del Maggiore è destinata a trasformarsi sempre più in un vero e proprio quartiere sanitario della città, con interventi che comprendono anche il nuovo ospedale delle donne e il trasferimento all’interno della struttura ospedaliera della Casa della comunità Pablo.

Proprio il rapporto tra ospedale e territorio viene indicato come uno degli elementi centrali della futura organizzazione sanitaria. L’obiettivo è fare in modo che i professionisti ospedalieri collaborino sempre più direttamente con i servizi territoriali, anche attraverso strumenti come la telemedicina. In questo quadro viene valorizzata l’esperienza delle unità mobili sviluppata durante la pandemia e successivamente consolidata dal Dipartimento della complessità e della fragilità, considerato un modello regionale.

Per le due aziende sanitarie di Parma sono stati inoltre autorizzati mutui per complessivi 45 milioni di euro. Per l’Azienda ospedaliero-universitaria le risorse serviranno, tra gli altri interventi, alla riqualificazione dei comparti operatori, alla nuova sede del laboratorio di diagnostica tubercolare, all’ampliamento del Polo delle emergenze, all’adeguamento del Laboratorio trasfusionale e al rinnovamento dell’Anatomia patologica.

Sul versante Ausl, tra i progetti principali c’è la realizzazione della nuova Casa della comunità Oltretorrente nell’ex ospedale Ugolino da Neviano. L’intervento non viene considerato una semplice ricollocazione della struttura oggi presente in via Pintor, ma un progetto più ampio di sviluppo della rete socio-sanitaria del quartiere. Prosegue inoltre il recupero del Romanini Stuard, mentre ulteriori risorse saranno destinate al completamento o al potenziamento delle Case della comunità di Busseto, Fidenza, Bardi, Corniglio, Soragna e Langhirano.

È in fase avanzata anche il progetto di unificazione dell’Azienda ospedaliero-universitaria e dell’Ausl di Parma. L’obiettivo è creare entro la fine dell’anno le condizioni normative per procedere all’unificazione, con la previsione di arrivare a una sola azienda sanitaria parmense entro il primo semestre del 2027. Un processo già favorito, secondo la Regione, dal fatto che numerosi servizi sono da tempo integrati.

Resta centrale anche il tema dell’emergenza-urgenza. La carenza di personale, soprattutto nella specializzazione di medicina d’emergenza-urgenza, rappresenta uno dei principali problemi a livello nazionale. Allo stesso tempo, l’apertura dei Cau avrebbe contribuito a ridurre del 40% gli accessi e i conseguenti problemi di sovraffollamento nei pronto soccorso. I Centri di assistenza e urgenza vengono comunque considerati ancora perfezionabili, soprattutto per quanto riguarda i tempi di attesa. Il loro ruolo è quello di prendere in carico soprattutto i codici bianchi e verdi, consentendo ai pronto soccorso di concentrarsi sui casi più urgenti.

Sul fronte delle liste d’attesa, le maggiori difficoltà riguardano alcune specialità, tra cui dermatologia e oculistica. La carenza di professionisti e la maggiore attrattività della libera professione contribuiscono, secondo la Regione, ad aggravare il problema. I dati più recenti indicano comunque segnali di miglioramento per alcune prestazioni di specialistica ambulatoriale.

L’assessore riconosce però che la situazione resta insoddisfacente. In Emilia-Romagna il 79% delle visite specialistiche prescritte viene prenotato entro i tempi previsti, ma il restante 21%, considerato in termini assoluti, rappresenta ancora una quota troppo elevata.

Tra le soluzioni individuate c’è l’accordo con i sindacati della medicina generale, che punta a migliorare la presa in carico dei pazienti cronici attraverso una maggiore integrazione tra medici di famiglia, infermieri di comunità e specialisti. L’obiettivo è anche evitare passaggi burocratici inutili: quando uno specialista prescrive un esame, il paziente dovrebbe poter uscire dall’ambulatorio con la prestazione già prenotata.

Le Case della comunità saranno inoltre dotate di strumenti diagnostici di base, come elettrocardiografi, holter pressori, spirometri e piccoli laboratori. Un altro punto della riorganizzazione riguarda le agende di prenotazione: la Regione ha vietato la chiusura delle agende, prevedendo che restino aperte fino a 24 mesi e introducendo il sistema delle preliste. Se il primo appuntamento disponibile è troppo lontano rispetto alla priorità indicata dal medico, il paziente viene inserito in una prelista e le aziende devono cercare, entro pochi giorni, una soluzione più vicina.

Il modello, secondo i primi risultati, starebbe funzionando. A Reggio Emilia, circa l’80% dei pazienti inseriti in prelista riceverebbe entro dieci giorni una proposta per un appuntamento più ravvicinato. Anche l’osservatorio sulle liste d’attesa nato a Parma viene considerato uno strumento utile per individuare ulteriori interventi di miglioramento, grazie al coinvolgimento di comitati consultivi, ordini professionali, sindacati e strutture tecniche delle aziende sanitarie.

Positivo viene definito anche il rapporto con la sanità privata accreditata, considerata dalla Regione una componente fondamentale della rete pubblica. L’intenzione è quindi proseguire sulla strada della collaborazione, nonostante le tensioni legate alla vicenda dei ristori Covid.

Infine, viene smentita l’ipotesi di un ridimensionamento della pancreas unit di Parma. L’unità, secondo l’assessore, manterrà il proprio ruolo di riferimento per l’Emilia settentrionale, in particolare per i territori di Parma e Piacenza, mentre resteranno autonome le piattaforme di Bologna e Modena e in Romagna verranno integrate quelle di Forlì e Rimini.

Quanto al futuro politico personale, l’assessore regionale alla Sanità esclude l’ipotesi di una candidatura alle prossime elezioni politiche. Il suo obiettivo, assicura, resta quello di proseguire il lavoro avviato alla guida della sanità regionale e portare avanti gli impegni già assunti.

 

IN FOTO LA SEDE DELLA REGIONE EMILIA ROMAGNA A BOLOGNA

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