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SALSOMAGGIORE: consulente per salvare “i pozzi”

SALSOMAGGIORE: consulente per salvare “i pozzi”

Verso la chiusura del concordato: il futuro delle Terme di Salsomaggiore passa per la scissione del ramo miniere

Un momento difficile ma anche molto delicato, ecco quanto riporta la Gazzetta di Parma di oggi 30 luglio 2025

Il contesto: una crisi lunga anni

La società termale di Salsomaggiore, un tempo fiore all’occhiello del turismo curativo emiliano, è da anni al centro di una lunga crisi gestionale ed economica. A causa di debiti accumulati e di una gestione divenuta insostenibile, nel 2017 il Tribunale di Parma aveva omologato una procedura di concordato preventivo per evitarne il fallimento. Da allora, l’azienda è rimasta in uno stato di equilibrio precario, sorretta solo dalla partecipazione pubblica: il 60,96% delle quote è infatti detenuto dal Comune di Salsomaggiore, il 15,62% dalla Provincia e il restante 23,42% dalla Regione.

La scissione del ramo miniere

La procedura di concordato è ormai vicina alla conclusione e, tra le condizioni previste dal piano omologato, rientra una scissione parziale proporzionale del ramo miniere. Questo ramo d’azienda, che riguarda gli asset connessi alle miniere delle acque salsobromoiodiche, dovrà confluire in una nuova società a responsabilità limitata, i cui soci saranno gli stessi della società in concordato.

La nuova società sarà chiamata a operare in modo autonomo, garantendo l’equilibrio economico-finanziario entro un orizzonte minimo di tre anni. Sarà necessario elaborare un business plan pluriennale che dimostri la sostenibilità dell’attività e la solidità dei fondamentali economici della nuova realtà.

Un passaggio delicato

Per avviare la scissione, sarà necessario il voto dell’assemblea dei soci. Nel frattempo, Comune e Provincia hanno deciso di muoversi con cautela e hanno indetto un bando per individuare una figura professionale esterna che possa fornire supporto tecnico, legale ed economico-finanziario nell’analisi della documentazione e della normativa applicabile. Il compenso previsto è di 22mila euro, suddiviso equamente tra i due enti.

Secondo quanto riferito dal sindaco Luca Musile Tanzi, con la chiusura della procedura di concordato sarà formalizzata la scissione del ramo miniere, con la conseguente nascita di una nuova società pubblica. Il primo cittadino ha spiegato che la normativa vigente impone, in questi casi, una verifica rigorosa dei requisiti giuridici ed economico-finanziari per assicurare che l’ente pubblico non debba successivamente coprire eventuali perdite. Per questo motivo, il Comune di Salsomaggiore, insieme alla Provincia, ha deciso di affidarsi a una consulenza esterna che possa fornire una valutazione tecnica sull’intera operazione.

L’obiettivo condiviso dagli enti locali è chiaro: tutelare gli interessi pubblici e delle comunità rappresentate, evitando che il rilancio delle terme si trasformi in un nuovo onere per le finanze pubbliche. Ora la parola passa ai tecnici, all’assemblea dei soci e, presto, alla nuova società che nascerà da questa delicata transizione.

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