PRATO SPILLA: “ECCOVI TUTTO QUEL CHE NON FUNZIONA”
Vi scrivo perché ho deciso di rendere pubblica una questione che mi sta a cuore e che coinvolge l’Appennino parmense, dopo tanti anni di lotta, a partire dal 1998, per la difesa, da quello che ormai sembra un chiaro intento o meglio la volontà precisa della Provincia di Parma di smantellare la Stazione Turistica di Prato di Prato Spilla.
La Stazione Turistica è la risorsa lavorativa, ed economica, unica, per il comune di Monchio delle Corti e tutto il territorio circostante, in cui negli anni addietro sono stati fatti consistenti investimenti.
Da ex presidente della cooperativa Torricella a cui è stata affidata la gestione del complesso, anni addietro, ho appreso che l’ente proprietario, la provincia di Parma ha ritenuto di non ascoltare le esigenze che dal territorio e dagli operatori privati, gestori attuali dell’attività, gli venivano richiesti, come altre quattro 4 gestioni avevano lasciato per lo stesso risultato .
La chiusura recente della Stazione Turistica , ha reso facile l’impoverimento del territorio appenninico, non ultima la perdita di posti di lavoro in queste aree periferiche, ma molto importanti sotto il profilo paesaggistico, naturalistico, ricreativo, va a danneggiare un tessuto che per la sua ricchezza storica poteva essere da traino per le economie di queste aree appenniniche.
Spiego in breve il fatto
Con determina dirigenziale della Provincia di Parma n. 983 del 01/07/2023 alla società di gestione viene affidata in concessione l’attività e il sito di competenza denominato Stazione Turistica di Prato Spilla attraverso un contratto di locazione, concessione in uso, gestione e comprensiva del piano economico.
Nel 2024 la società di gestione recede dal contratto in quanto nell’anno trascorso dall’affidamento, oltre aver investito in opere di adeguamento vario, si è verificato e valutato che di fatto l’impianto non era idoneo sotto il profilo della sicurezza all’uso a cui era destinato. La Stazione cosi come era stato consegnata presentava problematiche tali, da non garantire la sicurezza degli utilizzatori esterni ne degli operatori interni. L’adeguamento ai minimi requisiti di sicurezza ha determinato un carico di responsabilità che la società di gestione non avrebbe potuto sostenere ne economicamente ( e che in parte ha sostenuto) ne nei confronti di una normativa precisa e dettagliata relativa al tipo di attività svolta.
Chiedo come si possa emettere un bando pubblico senza che l’Ente appaltante verifichi e riscontri le minime esigenze di sicurezza sui rischi che l’attività affidataria comporta, mettendo in difficoltà e a rischio gli utilizzatori della Stazione Turistica .
Mi riservo quindi di sottoporre l’accaduto alla Procura della Repubblica, con un esposto, così che possano essere eventualmente chiarite le responsabilità.
G.I.