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Peste suina nel piacentino, via agli abbattimenti?

Peste suina nel piacentino, via agli abbattimenti?

L’Ausl conferma il secondo caso di peste suina, allarme per il comparto suinicolo

 

È stato confermato un secondo caso di peste suina africana (PSA) in un allevamento tra Rivergaro e Vigolzone. Dopo il primo episodio risalente al 31 luglio a Pontedellolio, l’Ausl di Piacenza ha rilevato la nuova positività attraverso una serie di esami condotti su carcasse di suini. L’epidemia, già in corso tra i cinghiali, si è estesa anche a un allevamento di circa duemila capi, con conseguenze drammatiche per il settore suinicolo locale, l’unico in Emilia-Romagna a essere colpito.

L’Istituto Zooprofilattico ha confermato la presenza del virus e ora, secondo quanto previsto dal Regolamento europeo, tutti i suini presenti nell’allevamento infetto dovranno essere abbattuti per contenere l’infezione. Misure severe sono state concordate dall’unità di crisi regionale in collaborazione con il Ministero della Salute per evitare una diffusione ancora più estesa e proteggere altri allevamenti.

 

Una crisi che si ripete

Con il nuovo caso, la regione si trova a fronteggiare un’emergenza che colpisce duramente il comparto agroalimentare. Il precedente focolaio a Pontedellolio aveva già portato all’abbattimento di 773 maiali e all’imposizione di severe restrizioni nella zona, sprofondando il territorio nella cosiddetta “zona di restrizione 3”, la più stringente. Ora, l’allevamento colpito è situato in un’area boschiva dove sono già state riscontrate positività in cinghiali, suggerendo che il contagio possa essere avvenuto attraverso il contatto con animali selvatici.

 

“Massima attenzione dalla Regione”

Gli assessori regionali Massimo Fabi (Politiche per la Salute) e Alessio Mammi (Agricoltura, Agroalimentare e Caccia) hanno espresso preoccupazione per la nuova crisi, ribadendo l’importanza di agire rapidamente per isolare il virus e preservare l’integrità dell’industria suinicola. “L’attenzione della Regione è massima,” hanno dichiarato, sottolineando che, nonostante la PSA non rappresenti alcun rischio per le persone, le ripercussioni economiche sono significative.

Negli ultimi due anni, la Regione Emilia-Romagna ha investito oltre 11 milioni di euro per rafforzare le misure di biosicurezza negli allevamenti, finanziando interventi in più di 150 aziende del territorio. L’obiettivo, spiegano gli assessori, è proteggere il lavoro degli allevatori e mantenere in salute un settore economico fondamentale, particolarmente vulnerabile a crisi come quella della peste suina.

 

Impatto economico e futuro del settore

L’abbattimento obbligatorio dei capi infetti e le restrizioni associate rappresentano un duro colpo per il settore suinicolo, con ricadute economiche che rischiano di compromettere numerose aziende. Piacenza, unica provincia dell’Emilia-Romagna ad aver registrato casi di PSA, si trova ad affrontare una situazione estremamente delicata, in un momento in cui il comparto agroalimentare stava cercando di risollevarsi da altre difficoltà.

Il potenziale impatto economico è enorme: oltre alla perdita diretta dei capi abbattuti, l’intero indotto legato alla filiera della carne suina rischia di subire danni a lungo termine. Il blocco dei movimenti di animali e prodotti suini, unito alla quarantena imposta alle aziende colpite, mette sotto pressione l’intero sistema produttivo locale.

 

Un pericolo per la fauna selvatica

Un ulteriore problema riguarda il possibile diffondersi dell’infezione tra i cinghiali, vettori naturali del virus. La peste suina africana è infatti endemica in molte popolazioni selvatiche, e il suo contenimento è particolarmente complesso quando si tratta di gestire la fauna non controllata. Il contatto tra cinghiali infetti e suini domestici è una delle principali vie di trasmissione, rendendo necessari continui sforzi per monitorare le zone a rischio.

In conclusione, mentre il virus non rappresenta una minaccia per la salute umana, il settore suinicolo piacentino si trova a fronteggiare un’emergenza senza precedenti, con un impatto economico potenzialmente devastante. Le autorità locali, insieme al governo e agli enti sanitari, stanno lavorando per contenere l’infezione e sostenere gli allevatori colpiti, ma la situazione rimane delicata e in costante evoluzione.

 

Possibili ripercussioni sul comparto di Parma

Le ripercussioni della peste suina africana sugli allevamenti di Parma e provincia potrebbero essere devastanti, data l’importanza economica del settore suinicolo. La sola produzione del Prosciutto di Parma genera un fatturato di oltre 1,7 miliardi di euro l’anno e impiega migliaia di persone tra allevamenti e trasformazione, vi è un comparto ben sviluppato anche riguardo ad altri salumi.

Se l’infezione dovesse estendersi, gli allevatori potrebbero trovarsi a dover abbattere migliaia di capi, con conseguente perdita di produzione e di valore per l’intera filiera. Inoltre, le restrizioni imposte sulla movimentazione degli animali comprometterebbero anche l’approvvigionamento per la produzione di insaccati e carni suine, mettendo a rischio non solo l’economia locale ma anche l’esportazione di prodotti tipici, riconosciuti a livello internazionale. Le conseguenze economiche potrebbero riflettersi sull’intero distretto agroalimentare, con un impatto diretto su redditi e occupazione.

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