“Parmesan”, l’Europa dà via libera al falso Parmigiano Reggiano
Prima si proteggevano le diversità fra paesi, i prodotti tipici e le particolarità di ognuno. Oggi invece si danno i permessi per copiare prodotti che esprimono qualità, esperienza e tradizione millenaria. E se può succedere al Parmigiano Reggiano e al Prosecco, può succedere a tutto e tutti.
Un’Europa in cui l’Italia, dai problemi delle quote latte in poi, è mal rappresentata, non ha potere e quando lo ha non lo sa gestire.
Un accordo fatto per sorridere all’Australia e ottenere forse una manciata di terre rare e poco altro.
Prosecco e Parmesan, l’accordo Ue-Australia apre alle imitazioni: timori per le eccellenze europee
Il via libera all’uso delle denominazioni “prosecco” e “parmesan” da parte dei produttori australiani segna uno dei passaggi più controversi del nuovo accordo commerciale tra Unione europea e Australia. Due nomi simbolo del made in Italy e delle indicazioni geografiche europee, finora rigidamente tutelati, diventano ora terreno di compromesso.
In base all’intesa, i produttori australiani potranno continuare a utilizzare il nome “prosecco” per il mercato interno, mentre per l’export è previsto uno stop entro dieci anni. Una concessione ancora più ampia riguarda il termine “parmesan”, che potrà essere impiegato per indicare formaggi simili al Parmigiano Reggiano, consolidando una pratica già diffusa fuori dall’Europa ma da sempre contestata dai produttori italiani.
La scelta rappresenta un cambio di passo significativo nella politica europea di difesa delle denominazioni d’origine, uno dei pilastri dell’agroalimentare comunitario. Se da un lato Bruxelles rivendica i benefici complessivi dell’accordo, dall’altro la decisione rischia di indebolire la tutela delle eccellenze, aprendo la strada a una maggiore “genericizzazione” dei nomi più noti.
L’intesa, firmata durante la visita in Australia della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e concordata con il primo ministro Anthony Albanese, prevede l’eliminazione progressiva di molti dazi e un ampliamento degli scambi. Tra le misure principali figurano l’aumento delle quote di carne australiana esportabile verso l’Europa, la rimozione dei dazi australiani sulle automobili europee e l’apertura europea a materie prime strategiche come litio e idrogeno.
Secondo le stime della Commissione, l’accordo potrebbe far crescere le esportazioni europee fino al 33% nel prossimo decennio, con un valore che arriverebbe a circa 17,7 miliardi di euro annui. I settori più coinvolti saranno quello caseario, l’automotive e l’industria chimica.
Bruxelles ha presentato l’intesa come un risultato “reciprocamente vantaggioso”, capace di rafforzare i legami economici e politici in una fase di forte instabilità internazionale. Tuttavia, proprio sul fronte agroalimentare emergono le principali perplessità: la concessione su nomi iconici come prosecco e parmesan viene letta da alcuni osservatori come un arretramento nella difesa delle indicazioni geografiche, a vantaggio di un equilibrio commerciale più ampio.
Accanto al capitolo economico, l’accordo include anche un partenariato sulla sicurezza e difesa, con una cooperazione rafforzata su sicurezza marittima, cybersicurezza e gestione delle crisi. È stato inoltre avviato il percorso per l’associazione dell’Australia a Horizon Europe, il principale programma europeo per la ricerca e l’innovazione.
Nel complesso, l’intesa segna un passo importante nelle relazioni tra Europa e Australia, ma apre un fronte delicato: quello tra espansione commerciale e tutela delle identità produttive. Un equilibrio che, nel caso di prodotti simbolo come prosecco e Parmigiano Reggiano, rischia di restare al centro del dibattito ancora a lungo.