Parma, progetto per rilanciare il commercio: un po’ tardi??
Oggi, 3 febbraio 2026, non possiamo non commentare la notizia apparsa su Gazzetta di Parma che parla del progetto per rilanciare il commercio nel quartiere San Leonardo e, forse, anche in altri.
Chiariamo subito che non siamo contro al progetto ma le criticità emergono nelle modalità con cui queste donazioni “spot” vengono effettuate. Si interviene solo ora perché la campagna elettorale è vicina e si potrà dire di aver fatto qualcosa mentre i problemi assillano il commercio di vicinato da anni. Prima si aggrediscono i commercianti (avete idea di quanto pesano sia le pratiche che i costi fissi per aprire un’attività), poi li si aiuta mentre giacciono nel letto di morte. Scusate commercianti, non ce l’abbiamo con voi, avete capito bene.
Intere zona della città sono interamente scoperte, non ci sono più negozi in centro storico (dove peraltro potrebbero sopravvivere i più interessanti e per i più facoltosi). Il deserto assale via Bixio come strada della Repubblica. I proprietari di immobili commerciali faticano ad affittare in sicurezza. Un modo come un altro per lasciare che le cose vadano come stanno andando, senza intervenire, senza responsabilità, senza mettere in gioco alcuna capacità.
Anche alcuni commercianti forse hanno le loro colpe, non hanno saputo o non sanno adeguarsi alle dinamiche moderne. Amazon ha uccisoo il mercato, i centri commerciali prima di Amazon. Eppure il commercio dovrebbe essere un terreno più vivo e fertile, in grado di cambiare. Certamente il momento non è facile.
Per capire al meglio questa critica partiamo dall’affermazione dell’assessore: “Per la prima volta condotte analisi in zone periferiche”.
Complimenti! Non bastava una passeggiata a piedi per accorgersi cosa stava accadendo? Dopodiché un’analisi immediata avrebbe evitato gravi problemi da cui non si riesce ora a recuperare.
Per la prima volta, casualmente in epoca di elezioni. Intanto la città è già sprofondata da tempo, i guadagni sono al lumicino e le tariffe corrono.
Questa è la situazione che, forse, più di tutte mostra la vera incapacità del governo cittadino che ha saputo restare in piedi ma non raggiunge il livello di sufficienza in molto campi: economia, sicurezza, immagine della città. Questo comporta anche una minor socialità.
Hub di prossimità, il Comune corre ora ma il ritardo pesa sui quartieri
Non solo centro storico. Dopo anni di annunci e attese, l’amministrazione comunale di Parma prova a recuperare terreno sul rilancio commerciale dei quartieri, mettendo sul tavolo tre studi di fattibilità dedicati a San Leonardo, Montanara e Pablo. L’obiettivo dichiarato è trasformare queste aree in hub di prossimità, replicando il modello già sperimentato nel centro storico e nell’Oltretorrente e puntando ai finanziamenti regionali per la riqualificazione urbana e commerciale.
Il problema, però, è il tempo. I progetti arrivano ora, quando le difficoltà dei quartieri sono evidenti da anni: serrande abbassate, spazi sfitti, perdita di attrattività e servizi sempre più rarefatti. Una risposta che molti operatori giudicano tardiva rispetto alle esigenze reali dei territori.
Tra novembre e dicembre 2025 il Comune ha affidato al Consorzio Cise–Politecnico di Milano la redazione dei tre studi di fattibilità, con due determine dirigenziali distinte. Nello stesso periodo l’amministrazione ha incontrato per tre volte le associazioni di categoria, nel tentativo di condividere il percorso e costruire un partenariato pubblico-privato a sostegno degli hub. Un confronto avviato solo negli ultimi mesi, nonostante il tema del declino commerciale delle periferie sia da tempo al centro del dibattito cittadino.
Nei giorni scorsi gli studi sono stati presentati al Comune. Una delibera di giunta ha approvato i documenti e autorizzato l’invio alla Regione Emilia-Romagna, che dovrà avvenire entro il 31 marzo. Il riconoscimento regionale degli hub di prossimità è infatti un passaggio obbligato per accedere ai bandi e alle risorse economiche necessarie alla riqualificazione. Anche qui, però, i tempi stringono e il rischio è di rincorrere scadenze che potevano essere affrontate con maggiore anticipo.
Secondo quanto spiegato dall’assessore al Commercio e all’Urbanistica, l’analisi dei quartieri è stata condotta applicando gli stessi criteri utilizzati per il centro storico, così da ottenere dati omogenei e confrontabili. I parametri presi in esame sono cinque: presenza di spazi commerciali, strategie di trasformazione in atto, tasso di locali sfitti, identità dei luoghi e bacino di utenza potenziale.
Da questa valutazione emerge come San Leonardo sia il quartiere con il punteggio più alto e quindi il principale candidato al riconoscimento regionale. L’area concentra un numero significativo di attività commerciali, soprattutto lungo via Trento, via Venezia e via San Leonardo, ed è interessata da diversi interventi di trasformazione, dal Wopa alle scuole, dai parchi all’ex Cral Bormioli. A questo si aggiungono un livello di sfitto ancora gestibile, una posizione di passaggio con un bacino di utenza rilevante e una forte identità legata al passato industriale, che trova continuità nella presenza di realtà come Chiesi Farmaceutici.
L’amministrazione assicura di non voler trascurare Montanara e Pablo, spiegando che l’intenzione è promuovere progressivamente tutta la città e valutare quando e come candidare anche questi quartieri a diventare hub di prossimità. Al momento non vengono indicate cifre precise per gli interventi, anche se viene ricordato che la Regione ha già finanziato gli studi di fattibilità con 75mila euro complessivi. Le linee di finanziamento previste riguardano la riqualificazione degli spazi pubblici, il sostegno alle imprese esistenti e a quelle di nuova apertura e le attività di promozione ed eventi.
Resta però una domanda di fondo: perché si è arrivati a questo punto solo ora? Mentre il Comune prepara dossier e candidature, i quartieri continuano a fare i conti con una crisi che non è più emergente, ma strutturale. Gli studi di fattibilità rappresentano un passo necessario, ma il ritardo accumulato rischia di tradursi in un’ulteriore perdita di opportunità per zone che da tempo chiedono interventi concreti e tempi più rapidi.