PARMA (IN)SICURA; la Regione chiede più sicurezza (ma dabon?!?!)
Il presidente della Regione Emilia Romagna in calo di consensi, tenta la carta del populismo mostrandosi vicino alle esigenze e ai problemi dei cittadini. I politici che sanno fare politica dovrebbero arrivare prima e prevedere gli sviluppi futuri, in questo caso invece si arriva sempre troppo tardi quando i fatti di cronaca nera sono molto più che all’ordine del giorno.
Interviene il presidente della Regione Emilia Romagna, Michele de Pascale, che scrive al presidente del Consiglio per chiedere più sicurezza.
Dimentica però di avere alcuni poteri, di poter emanare leggi regionali e di potere intervenire in diverse sedi dove, finora, non è mai intervenuto nessuno.
Si continua a scaricare la responsabilità senza mai dare risposte o, soprattutto, spiegazioni.
Ecco quanto riporta la Gazzetta di Parma di oggi, 22 gennaio 2026:
Emilia-Romagna: la Regione chiede maggior voce nelle politiche della sicurezza. Il ruolo di Parma tra dati, percezione e progetti locali
La Regione Emilia-Romagna chiede un ruolo più attivo nelle politiche della sicurezza, sostenendo che finora Comuni e Province sono stati coinvolti più delle Regioni nelle decisioni operative. Secondo quanto ha scritto il presidente Michele de Pascale in una lettera alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e ai presidenti delle altre Regioni, senza un peso decisionale le Regioni rischiano di restare “enti pagatori senza voce”.
L’appello è stato illustrato dallo stesso de Pascale nel corso di una presentazione a Bologna. Richiamando i dati 2023 elaborati dall’Osservatorio sui conti pubblici dell’Università Cattolica di Milano sulla distribuzione delle forze dell’ordine, de Pascale ha sottolineato che in Emilia-Romagna, con un tasso di 1.821 reati ogni 100mila abitanti, la presenza di agenti di Polizia di Stato e Carabinieri è pari a 235 ogni 100mila abitanti, uno dei valori più bassi d’Italia. Ha osservato che solo Lombardia e Veneto registrano situazioni peggiori nella relazione tra densità della criminalità e forze dell’ordine disponibili. (Regione Emilia-Romagna)
Politiche regionali in materia di sicurezza urbana
Nel testo inviato al Governo, de Pascale ha richiamato gli investimenti messi in campo dalla Regione per la sicurezza urbana: nel 2025 la Giunta ha firmato venti accordi di programma con Comuni capoluogo e Unioni di Comuni per la prevenzione della criminalità e la sicurezza urbana, con un impegno di oltre 2,5 milioni di euro. Ha inoltre precisato che le risorse saranno più che raddoppiate nel 2026, con negoziazioni in avvio da febbraio e l’obiettivo di rendere operativi i progetti entro la fine dell’estate. (Regione Emilia-Romagna)
Secondo de Pascale, nonostante l’impegno economico, le Regioni non trovano adeguato riconoscimento istituzionale: nella lettera ha osservato che esse non sono nemmeno presenti, neppure in forma consultiva, nei Comitati provinciali per l’ordine e la sicurezza pubblica, dove invece si assumono decisioni cruciali. Ha ricordato che la legge sulla sicurezza urbana del 2017, pur rappresentando un punto di riferimento, non definisce in modo sufficiente le forme di coordinamento con i patti per la sicurezza né il ruolo delle Regioni nelle politiche sovracomunali.
Le proposte del presidente
Nel documento De Pascale ha fatto alcune proposte concrete. Ha suggerito di privilegiare le espulsioni di immigrati pericolosi e condannati, osservando che al momento sono circa seimila nel Paese, piuttosto che adottare misure generiche sui flussi migratori che rischiano di bloccare indiscriminatamente tutti i migranti. Ha anche proposto di semplificare l’ambito dei decreti sicurezza, evitando di includere temi troppo eterogenei (ad esempio dai rave party alle manifestazioni) e concentrandosi sulle priorità effettive.
Ha ribadito l’urgenza di avviare una riforma della polizia locale, ritenuta ancora troppo frammentata, e di dotare le Regioni di strumenti operativi efficaci per accompagnare le risorse stanziate. Ha inoltre chiesto un ruolo regionale più incisivo nella definizione dei fabbisogni territoriali delle forze dell’ordine, sottolineando gli squilibri evidenti tra le diverse aree del Paese.
Precedenti e azioni regionali negli ultimi anni
Il tema della sicurezza è stato spesso centrale nelle politiche regionali emiliano-romagnole. Oltre agli accordi con i Comuni per interventi di prevenzione e riqualificazione di spazi pubblici, la Regione ha promosso politiche integrate che collegano sicurezza, coesione sociale e prevenzione, come dimostrano progetti con Bologna, Ferrara, Rimini, Cesena e altri centri urbani. (notizie.regione.emilia-romagna.it)
Parallelamente, la Regione ha lavorato anche sul fronte della polizia locale, con oltre 4.000 agenti attivi in vari comandi e incrementi di personale attraverso concorsi e nuova dotazione di strumenti condivisi tra Comuni. (notizie.regione.emilia-romagna.it)
Negli anni recenti, i governi locali e regionali hanno anche dovuto confrontarsi con criticità nella protezione civile e nelle squadre operative, come evidenziato dalle carenze denunciate dai sindacati dei Vigili del Fuoco in Emilia-Romagna e agli interventi di potenziamento annunciati per alcune province. (temponews.it)
Parma: percezione e realtà della sicurezza
Nel contesto di Parma, le opinioni dei cittadini sulla sicurezza mostrano differenze tra percezione e realtà. Alcuni abitanti riferiscono che Parma resta una città generalmente sicura, pur riconoscendo che in specifiche zone o quartieri la percezione di insicurezza è aumentata a causa di episodi di microcriminalità o presenza di soggetti con problematiche sociali. Secondo queste testimonianze, la città risulta comunque più tranquilla rispetto ad altre aree urbane della regione o del Paese, specie rispetto alla cronaca quotidiana di grandi metropoli. (Reddit)
Questo quadro di percezione, seppure aneddotico, riflette la complessità di combinare dati statistici, investimenti in sicurezza urbana e senso di sicurezza vissuto dai cittadini, un equilibrio su cui stanno lavorando tanto i Comuni quanto la Regione.