Motori Euro 5 liberi di circolare, ora non inquinano più
Nei film sarebbe tragico se il conto alla rovescia della bomba che sta per esplodere non arrivasse all’ultimo secondo, la suspence andrebbe a farsi benedire. Questo è un po’ lo stesso caso.
IL primo ottobre sarebbe dovuto scattare lo stop assoluto per tutti i diesel Euro 5 (perché inquinanti, uccidono uomo e ambiente) mentre da oggi la norma è stata annullata.
Ovvio, si tratta anche di una scelta relativamente intelligente. La scelta iniziale era poco intelligente perché si sapeva fin dall’inizio che non sarebbe stata attuabile. Specie nel contesto geo politico-economico sociale in cui ci troviamo.
Quando gli stipendi sono piantati al palo (causa stagnazione e imprenditoria un po’ assente), quando si fatica a trovare lavoro e casa in affitto, quando gli affitti e i prezzi delle case sono alle stelle, cambiare auto non è così facile.
A questo si aggiunge il nodo “elettrico”. L’elettricità costa tanto, non ci sono impianti di ricarica, non solo le colonnine ma anche la struttura che permette di mettere una presa in casa non è proprio così solida. Quindi la scelta fra comprare un’auto elettrica, ibrida, benzina o diesel è veramente un dramma.
Chi fa tanti chilometri opta per un motore diesel, così come i veicoli commerciali, i furgoni che riempiono i supermercati o che consegnano i pacchi a casa. Molti sono elettrici ma fra problemi di approvvigionamento mezzi e costi, il gioco a volte non vale la candela.
La Regione Emilia Romagna ripensa quindi alla sua norma che prevedeva il blocco totale dei motori diesel Euro 5. Si dimenticano però gli scambi intermodali e interzonali. Chi arriva da altre regioni, che fa? Si ferma al confine e non mette il piede oltre?
Vista l’impostazione europea non esiste un vero modo per affrontare il problema quindi si va a caso. Si limitano gli emiliani ma altri possono correre tranquillamente. non fa bene alla concorrenza, non fa bene al commercio, al mercato e nemmeno alle persone più comuni che rischiano di trovarsi un’auto magari quasi nuova e in ottime condizioni, pronta per essere rottamata. Senza contare i problemi ecologici per la costruzione di un nuovo veicolo e la distruzione di uno vecchio.
La Regione fa marcia indietro
Via libera ai diesel Euro 5
A Parma non scatterà il 1° ottobre il blocco strutturale dei veicoli diesel Euro 5. La Regione ha infatti deciso di sospendere la misura che avrebbe limitato la circolazione di auto, furgoni e camion di questa classe ambientale all’interno dell’anello delle tangenziali, nella fascia oraria inizialmente prevista dalle 8.30 alle 18.30.
La decisione riguarda a Parma circa 29.080 veicoli e sostituisce il divieto con un pacchetto di interventi destinati, secondo le previsioni della Regione, a ottenere una riduzione delle emissioni inquinanti superiore a quella che sarebbe derivata dal blocco dei diesel Euro 5.
Il nuovo piano agisce soprattutto su riscaldamento civile, mobilità e impianti a biomassa, con alcune misure estese ai Comuni delle zone di pianura est e ovest e all’agglomerato di Bologna.
Il primo intervento riguarda la stagione termica. Dalla prossima stagione l’accensione degli impianti di riscaldamento sarà posticipata al 1° novembre. Per i Comuni inseriti nella zona climatica E, tra cui Parma, il periodo di esercizio passerà quindi dall’attuale finestra compresa tra il 15 ottobre e il 15 aprile a una più breve, con un ritardo di quindici giorni nell’avvio.
La disposizione interesserà anche gli impianti alimentati a biomassa, fatte salve le esclusioni previste dalla normativa per strutture come ospedali, scuole e strutture assistenziali. In presenza di particolari condizioni meteorologiche, resterà comunque ai sindaci la possibilità di intervenire attraverso ordinanze sui periodi di funzionamento, sulla durata giornaliera dell’accensione e sulle temperature massime consentite.
Cambieranno invece le limitazioni alla circolazione durante le fasi di emergenza legate alla qualità dell’aria. Nei Comuni con più di 30mila abitanti, quindi anche a Parma, la fascia oraria del blocco sarà estesa dalle 8 alle 19, rispetto all’attuale intervallo 8.30-18.30.
La limitazione continuerà a interessare, nei periodi previsti, i veicoli diesel fino all’Euro 4 compreso, quelli a benzina, benzina/Gpl e benzina/metano, oltre a ciclomotori e motocicli fino all’Euro 2. Nel caso di Parma, il divieto resta circoscritto all’area interna all’anello delle tangenziali.
Un’ulteriore stretta riguarderà gli impianti di riscaldamento domestico alimentati a biomassa. Durante le fasi emergenziali non potranno essere utilizzati quelli con una classe emissiva inferiore alle cinque stelle. La limitazione comprenderà quindi anche gli impianti a quattro stelle.
Accanto alle restrizioni, la Regione punta sugli incentivi per accelerare la sostituzione degli impianti più inquinanti. È stato candidato al ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica un progetto da 10 milioni di euro destinato alla sostituzione degli impianti di riscaldamento civile inquinanti con pompe di calore, anche abbinate a pannelli fotovoltaici, compresi quelli da balcone.
Il progetto riguarda i cittadini residenti nei Comuni delle zone di pianura dell’Emilia-Romagna ed è ora in attesa dell’approvazione ministeriale. Solo dopo l’eventuale ammissione al finanziamento la Regione procederà con l’approvazione del relativo bando.
Dal 2021 a oggi, intanto, l’amministrazione regionale ha già destinato circa 40,6 milioni di euro alla sostituzione dei generatori a biomassa più inquinanti con impianti a cinque stelle o pompe di calore.
La scelta di sospendere il blocco dei diesel Euro 5 viene motivata dalla volontà di intervenire sulle diverse fonti di emissione senza introdurre una misura ritenuta particolarmente gravosa per famiglie, persone più fragili e imprese. L’obiettivo dichiarato resta comunque quello di migliorare la qualità dell’aria, concentrando gli interventi anche sul riscaldamento civile e rafforzando le restrizioni nei periodi di maggiore criticità.
La Regione sottolinea inoltre la necessità di un coordinamento tra i territori del Bacino padano, considerata la natura sovraregionale del problema dell’inquinamento atmosferico. Sul fronte delle misure contro i diesel Euro 5, però, le scelte delle amministrazioni regionali non sono uniformi: il Piemonte ha rinviato il blocco, così come si sta orientando il Veneto, mentre la Lombardia ha confermato lo stop.