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Medici & Farmaci, il grande caos è servito

Medici & Farmaci, il grande caos è servito

Cosa sta accadendo in Emilia Romagna non è facile dirlo, si capisce subito quali sono le ricadute su Parma e provincia: meno visite, meno cure, meno sanità, meno salute ma, ovviamente, più tasse indirette. Sapete vero che versate una parte della vostra assicurazione auto al Servizio Sanitario Nazionale? È giusta ma si dovrebbe averne un servizio in cambio.

Due notizie che se unite, colpiscono particolarmente. ve le proponiamo in due diversi capitoli.

Il dilemma di fondo è: come fa un pensionato, un lavoratore che fra stipendi e affitti attuali non arriva a fine mese a curarsi? L’altro motivo per cui ci si cura sempre meno sono i medici di base super intasati che devono purtroppo fare da passacarte, loro malgrado, costretti a seguire migliaia di pazienti.

Il risultato è una bolgia in cui l’unica sentenza è: chi ha i soldi può curarsi, per gli altri (che comunque pagano le tasse) resta la divina provvidenza

 

Sanità in Emilia-Romagna, scontro sugli incentivi ai medici e sul ticket farmaci

Torna al centro del dibattito politico la gestione della sanità in Emilia-Romagna, con nuove polemiche sulle scelte della Regione accusata dalle opposizioni di introdurre misure che rischiano di limitare l’accesso alle cure. Nel mirino finiscono da un lato i sistemi di incentivazione ai medici di base, dall’altro il ticket sui farmaci reintrodotto nel 2025.

Il caso degli incentivi ai medici

A sollevare il tema è il consigliere regionale Tommaso Fiazza, che ha presentato un’interrogazione alla Giunta regionale chiedendo chiarimenti sull’introduzione di incentivi economici legati alla riduzione delle prescrizioni.

Secondo quanto riportato, alcune Aziende Usl, in particolare quelle di Modena e Bologna, avrebbero avviato un sistema che premia i medici di medicina generale in grado di contenere il numero di prescrizioni di visite ed esami specialistici entro determinati parametri, fissati sulla base delle linee guida sull’appropriatezza prescrittiva.

In concreto, i medici dovrebbero mantenere le prescrizioni entro un margine di circa il 25% rispetto ai livelli del 2024, con ricadute su prestazioni diffuse come visite dermatologiche, esami di diagnostica per immagini, colonscopie e gastroscopie.

Fiazza ha espresso forti perplessità, sostenendo che la riduzione della spesa sanitaria non dovrebbe passare attraverso meccanismi che incentivano una diminuzione quantitativa delle prescrizioni. Il rischio, secondo il consigliere, è che venga compromessa la valutazione clinica individuale, con possibili effetti negativi sulla diagnosi precoce e sulla tutela della salute dei cittadini.

Vignali: “Il ticket è una tassa sulla salute”

Ancora più netta la posizione di Pietro Vignali, presidente del gruppo di Forza Italia in Assemblea legislativa, che punta il dito contro la reintroduzione del ticket sui farmaci.

Secondo i dati illustrati dallo stesso Vignali, nei sette mesi successivi all’introduzione del ticket (maggio-novembre 2025) si sarebbe registrato un calo di quasi 3 milioni di confezioni di farmaci vendute rispetto allo stesso periodo del 2024, pari a una riduzione del 6,55%.

Il consigliere ha parlato apertamente di una misura che scoraggia i cittadini dal curarsi, sottolineando come il calo non fosse presente nei primi mesi dell’anno, quando le vendite risultavano sostanzialmente stabili. A suo giudizio, il ticket rappresenta una scelta che colpisce in particolare le fasce più fragili e i pazienti cronici, senza risolvere i problemi strutturali della sanità regionale.

Vignali ha inoltre evidenziato come, a fronte dell’aumento dei costi per i cittadini, restino irrisolte le criticità legate alle liste d’attesa, spesso molto lunghe o addirittura chiuse. Una situazione che, secondo l’esponente azzurro, costringe molti cittadini a rivolgersi al privato, sostenendo ulteriori spese.

Critiche alla gestione regionale

Le due posizioni, pur provenendo da forze politiche diverse, convergono su un punto: la percezione che la Regione stia intervenendo sulla spesa sanitaria incidendo direttamente sull’accesso alle cure.

Da un lato, l’ipotesi di legare incentivi economici alle prescrizioni mediche solleva interrogativi sul rapporto tra sostenibilità economica e autonomia clinica. Dall’altro, il ticket sui farmaci viene interpretato come una misura che trasferisce sui cittadini parte del peso della spesa sanitaria.

Nel complesso emerge una critica più ampia alla gestione regionale, accusata di non riuscire a coniugare equilibrio dei conti e garanzia dei servizi, con il rischio di aumentare le disuguaglianze nell’accesso alle cure.

I precedenti: liste d’attesa e ticket al centro delle polemiche

Le tensioni sulla sanità in Emilia-Romagna non sono nuove. Negli ultimi anni il tema delle liste d’attesa è diventato uno dei principali nodi critici del sistema, con tempi spesso giudicati eccessivi per visite ed esami diagnostici.

Già in passato la reintroduzione o l’aumento dei ticket sanitari aveva suscitato forti reazioni politiche e sociali, così come le difficoltà nel garantire un accesso rapido alle prestazioni pubbliche. In questo contesto, le nuove misure contestate si inseriscono in un quadro già segnato da criticità strutturali.

Il rischio, secondo le opposizioni, è che si consolidi un sistema a doppia velocità: da una parte il servizio pubblico, sempre più sotto pressione, dall’altra il ricorso crescente alla sanità privata per chi può permetterselo. Una prospettiva che mette in discussione uno dei principi fondanti del sistema sanitario, quello dell’universalità dell’accesso alle cure.

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