MAFIA Chiesto il processo per due ex sindaci di Brescello
Processo Grimilde: chiesto il rinvio a giudizio per gli ex sindaci di Brescello
L’udienza preliminare legata al processo Grimilde, incentrato sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta nel comune di Brescello, ha visto una giornata intensa di interrogatori, trattative e proposte di riti alternativi. Il fulcro dell’udienza, svoltasi davanti al giudice Roberta Malavasi, è stata la richiesta di rinvio a giudizio avanzata dalla pm antimafia Beatrice Ronchi per i due ex sindaci di Brescello, Giuseppe Vezzani e Marcello Coffrini, accusati di concorso esterno in associazione mafiosa. I due ex primi cittadini si difendono scegliendo il rito ordinario, puntando a dimostrare la correttezza del loro operato.
Le accuse ai due ex sindaco
Giuseppe Vezzani e Marcello Coffrini, secondo la Direzione Distrettuale Antimafia (Dda), avrebbero agevolato la cosca ‘ndranghetista Grande Aracri che opera a Brescello, contribuendo, pur senza farne parte, a rafforzare la presenza mafiosa nel territorio. In particolare, Coffrini è stato sottoposto a un lungo interrogatorio, durato tre ore, durante il quale ha cercato di difendersi dalle accuse rivendicando la legittimità degli atti amministrativi contestati. Secondo i suoi legali, Mario L’Insalata ed Eleonora Ciliberti, molti di questi atti non sarebbero nemmeno di sua competenza o comunque irrilevanti ai fini dell’accusa di rafforzamento del sodalizio mafioso.
L’intervista controversa
Uno dei punti cruciali dell’interrogatorio ha riguardato la famosa intervista rilasciata da Coffrini all’associazione Cortocircuito, in cui l’ex sindaco descrisse il boss locale, Francesco Grande Aracri, come una persona “gentilissima e molto tranquilla, che non ha mai creato problemi a nessuno”. La pm Ronchi ha insistito su questo episodio, mettendo in discussione la consapevolezza di Coffrini rispetto al radicamento della ‘ndrangheta nel territorio. Gli avvocati difensori hanno cercato di minimizzare l’impatto di quelle dichiarazioni, spiegando che lo scopo di Coffrini era quello di contestare l’identificazione di Brescello con la criminalità organizzata.
Gli altri imputati e i riti alternativi
Durante l’udienza, dieci imputati hanno scelto riti alternativi per ottenere sconti di pena. Tra questi, due membri della famiglia Grande Aracri: Salvatore, 45 anni, ha chiesto di patteggiare 18 mesi di reclusione per usura e riciclaggio, con l’aggravante mafiosa, mentre sua sorella Rosita, accusata di associazione mafiosa, ha optato per il rito abbreviato, e la discussione del suo caso avverrà il 20 maggio.
Le prossime fasi del processo
L’udienza proseguirà l’11 marzo, quando verranno discusse le arringhe difensive degli avvocati dei due ex sindaci e delle dieci parti civili. L’attenzione sarà anche sulla ratifica dei nove patteggiamenti già richiesti da diversi imputati, tra cui Salvatore Grande Aracri e altri personaggi coinvolti nell’inchiesta Grimilde, che ha scoperchiato il radicamento della ‘ndrangheta in Emilia-Romagna.
Questo processo rappresenta un punto cruciale nella lotta contro le infiltrazioni mafiose nel Nord Italia e mette in luce l’importanza del controllo capillare del territorio per contrastare le organizzazioni criminali. Il comune di Brescello, già sciolto per infiltrazioni mafiose, continua a essere un simbolo della necessità di trasparenza e legalità nelle istituzioni locali.