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Ius Soli Parma, la manovra che serve solo come campagna elettorale

Ius Soli Parma, la manovra che serve solo come campagna elettorale

Ci siamo, un’altra “manovra” da consiglio comunale di Parma che non serve a nulla. Il consiglio comunale di Parma ha votato e approvato lo Ius Soli che però non servirà a nulla perché, ovviamente, non ha forza di legge. Anziché parlare di cose importanti per la città (sicurezza, sanità, sicurezza, problemi dei giovani, problemi degli anziani, sicurezza, alloggi e totale inconsistenza del governo cittadino) si parla di cose che non verranno mai usate.

Certo è un simbolo, un simbolo da scheda elettorale. Si fa campagna elettorale (da anni) sfruttando strutture pubbliche pagate dai cittadini, fregandosene dei temi veri, aggirando le responsabilità. Tanto, chi governa la città, sa bene che verrà eletto alle prossime amministrative vista la totale inconsistenza di un’eventuale alternativa.

Qui bisognerebbe entrare poi nei singoli commenti della maggioranza. Non volendo far loro pubblicità possiamo dire che si punta solo a confermare il potere personale: c’è chi è già nel direttivo nazionale del partito, c’è chi vuole restare capogruppo pur dicendo che lo ius soli allontana le paure della città, c’è chi dice che è un segno e punta a rimanere assessore mentre chi dice che è un simbolo punta a restare sindaco. 

Tutto normale, non è cambiato nulla. La narrazione politica è la stessa da tanto tempo: “Parma non è un inferno” (cit.), “Il San Leonardo non è il Bronx” (cit.), “Il problema sicurezza è solo percezione” (cit.).

Guardando però alle proteste dei cittadini (non solo quelli strumentalizzate per mostrare una città al tracollo, vedasi aggressione in via Verdi), il panorama è ben diverso: malintenzionati che rubano nei supermercati e aggrediscono i vigilantes, risse in ogni parte della città più o meno a ogni ora, rapine per futili motivi (una bottiglia di vino, ricordiamolo), accoltellamenti vari, gente che ha paura a uscire in vari momenti della giornata, luoghi difficili da percorrere senza essere attorniati o infastiditi da brutti ceffi, piscioni e piscione di vario tipo che urinano su monumenti come sulle vite degli altri, polizia locale totalmente assente (non per colpa degli agenti, siamo molto chiari in merito), totale anarchia per alcune manifestazioni, malintenzionati che girano nudi per strada brandendo un machete, vari personaggi a cui è impossibile dire qualcosa o rischi di finire all’ospedale e molti molti molti molti altri.

Diciamolo in altro modo: il consiglio comunale non sta provando a risolvere i nostri e vostri problemi, si sta facendo i cavoli suoi. La sua campagna elettorale.

E l’opposizione? Quale? Quello non in grado di esprimere un leader? Quella che è brava solo gridare “sicurezzzaaaaa” ma non sa proferire nessun’altra parola? Quella che non sa raccogliere voti? Oppure quella che non gliene importa nulla e quindi risulta poco empatica? 
Bisogna infatti capire quale opposizione, se quella civica eletta come partito politico o se il partito che dice di essere civico e omette simboli e bandiere. Oppure se quella che vorrebbe essere un partito però ci stiamo ancora pensando, forse un giorno lo saremo ma, per ora, prendiamo tempo, abbiamo fatto un logo ma potrebbe cambiare così come il posizionamento nell’arco costituzionale facendo un salto dall’altra parte della barricata. E poi ci sono anche quelli che siedono all’opposizione ma, in realtà, stanno dall’altra parte della stanza e, magari, stanno già contrattando un posticino in giunta per le prossime amministrative. C’è poi chi sta lì perché può essere interessante o perché non ha di meglio da fare.  Oppure quelli duri e puri che però non dicono mai nulla quando c’è da parlare e invece parlano su casi ma giusto per parlarne, senza raccogliere mai nulla se non qualche sorriso e forse qualche voto.

Poi ci si stupisce perché l’affluenza al voto andrà molto sotto al 50% (51,8% nel 2022)

Le urla da campagna elettorale dei prossimi mesi sveglieranno qualche animo (dopo 4 anni di silenzio siderale), si griderà alla battaglia, al sovvertimento, alle grandi manovre. Poi ci si sveglierà un giorno, dopo le amministrative, nelle stesse condizioni. In cui qualcuno dirà “abbiamo avuto ragione ad approvare lo ius soli” mentre qualcuno lo dirà dallo scranno parlamentare (non avete capito vero che questa è solo pubblicità politica per arrivare in parlamento?), con uno stipendio da favola, servito e riverito e pronto a pisciare in testa al primo che prova a dirgli qualcosa contro.

 

Ecco quanto riporta la Gazzetta di Parma oggi, 15 giugno 2026

 

Ius soli, il Consiglio comunale si divide sulla cittadinanza civica

Il tema dello ius soli arriva in Consiglio comunale e accende il confronto politico. Al centro del dibattito una mozione presentata dalla consigliera del Partito Democratico Victoria Oluboyo che propone di modificare lo Statuto del Comune di Parma inserendo un riferimento alla cittadinanza civica per i figli di cittadini stranieri nati o residenti in città.

La proposta, approvata con i voti della maggioranza e di Europa Verde, prevede che il Comune conferisca la cittadinanza civica a coloro che sono nati o vivono a Parma, figli di genitori residenti in Italia da almeno cinque anni e non in possesso della cittadinanza italiana. Il testo ha ottenuto 19 voti favorevoli, mentre Lega, Fratelli d’Italia, Lista Vignali e Civiltà Parmigiana hanno espresso voto contrario.

Nel corso della discussione, Oluboyo ha sostenuto che molti giovani di seconda generazione vivono una condizione di incertezza e che chi nasce e cresce in Italia debba essere riconosciuto come parte della comunità. Secondo la consigliera, la cittadinanza civica rappresenta un segnale di inclusione e appartenenza.

La maggioranza ha difeso il valore simbolico dell’iniziativa. Il capogruppo Pd Sandro Campanini ha parlato di un passo verso una città più aperta e inclusiva, mentre l’assessore alla Sicurezza Francesco De Vanna ha evidenziato come il provvedimento, pur non producendo effetti giuridici immediati, lanci un messaggio importante. Anche il sindaco Michele Guerra ha sottolineato il significato simbolico della cittadinanza civica, definendo la sua consegna uno dei momenti più significativi dell’attività amministrativa.

Durante il dibattito è stato inoltre ricordato che Parma aveva già introdotto la cittadinanza civica nel 2013. Il presidente del Consiglio comunale Michele Alinovi ha rivendicato quella scelta, sottolineando come l’attuale modifica si inserisca in un percorso avviato oltre dieci anni fa.

Di segno opposto le posizioni delle opposizioni. Fratelli d’Italia ha ribadito che la disciplina della cittadinanza è materia esclusiva dello Stato e del Parlamento nazionale. Analoghe osservazioni sono arrivate da Civiltà Parmigiana, che ha contestato l’opportunità di discutere in sede comunale questioni non rientranti nelle competenze dell’ente locale. Critica anche la Lega, che ha definito la proposta una scelta demagogica destinata a svilire il significato della cittadinanza civica.

La mozione è stata approvata al termine di un lungo confronto che ha occupato buona parte della seduta consiliare, confermando come il tema dello ius soli e dell’integrazione continui a dividere la politica anche a livello locale.

 

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