“Impressionisti”, la mostra a cento anni dalla morte di Monet
Palazzo Tarasconi ospita il genio della luce in 70 opere
Raccontare come la luce abbia cambiato per sempre il modo di dipingere. È questa l’idea da cui prende forma la mostra “Impressionisti: 100 anni di riflessi. Gli Impressionisti da Monet a Bonnard”, allestita nelle sale di Palazzo Tarasconi e visitabile fino al 31 maggio 2026.
Il progetto espositivo, curato da Stefano Oliviero, nasce con l’obiettivo di ripercorrere le trasformazioni che interessarono la pittura europea nella seconda metà dell’Ottocento. Secondo il curatore, la mostra intende mettere in evidenza gli elementi che portarono alla nascita dell’Impressionismo, un movimento che rivoluzionò la rappresentazione della realtà grazie a una nuova attenzione per la luce, per la percezione visiva e per il rapporto diretto con il paesaggio.
Oliviero sottolinea che proprio l’osservazione della luce e dei suoi riflessi, insieme a innovazioni tecniche come l’introduzione del colore in tubetto che rese più semplice dipingere all’aperto, contribuì a cambiare radicalmente il linguaggio artistico dell’epoca. All’interno del percorso espositivo trova spazio anche un approfondimento dedicato a Claude Monet, figura centrale del movimento, ricordato nel centenario della sua morte come uno degli artisti che più contribuirono alla diffusione di questo nuovo modo di dipingere.
Prodotta da Navigare Srl con il patrocinio della Provincia di Parma, la mostra riunisce oltre settanta opere tra dipinti a olio, acquerelli, disegni e incisioni realizzati da più di trenta artisti. I lavori provengono da collezioni private italiane e francesi e offrono una panoramica ampia sull’evoluzione della pittura impressionista e sulle sue eredità.
Il percorso è suddiviso in quattro sezioni tematiche. La prima, dedicata alle origini del cambiamento, racconta il rinnovamento della pittura francese nella prima metà dell’Ottocento, tra tradizione accademica e sperimentazioni en plein air legate alla scuola di Barbizon. Tra gli artisti presenti figurano Théodore Rousseau, Charles-François Daubigny e Jean-François Millet.
La seconda sezione approfondisce il rapporto tra osservazione della natura e percezione individuale. In questa fase la pittura inizia a mettere in discussione le regole tradizionali, privilegiando lo sguardo diretto e la trasformazione continua della luce, capace di modificare colori, atmosfere e prospettive.
La terza area è dedicata alla stagione pienamente impressionista e alla rappresentazione della vita moderna. Qui la pittura si concentra sull’esperienza immediata del momento: la pennellata diventa più libera, il colore acquista autonomia e la luce naturale diventa protagonista della scena. In questa parte del percorso compaiono opere di artisti come Eugène Boudin, Alfred Sisley e Giovanni Boldini.
L’ultima sezione guarda invece oltre l’Impressionismo, mostrando come l’eredità di quel linguaggio abbia influenzato gli artisti del primo Novecento. Il colore si fa più intenso e personale, mentre la luce non è più soltanto un elemento naturale ma diventa uno strumento per evocare atmosfere e stati interiori. Tra le opere esposte figura anche un acquerello di Pierre Bonnard.
La mostra è aperta dal lunedì al venerdì dalle 9.30 alle 19.30, sabato e domenica la chiusura è posticipata alle 20.30.
Il biglietto intero costa 13 euro nei giorni feriali e 15 euro nel fine settimana.