Il voto astenuto vale come se fosse Antani ma solo con tapioca
Scusate il titolo che richiama “Amici Miei” ma non se ne poteva fare a meno. Ora occorre capire se si tratti di un caso di letargia politica finalizzata alle prossime amministrative o se, invece, ci sia qualche problema neurologico-poitico, ovvero il neurone politico non riesce ad assorbire le cose più basilari ma importanti del meccanismo.
Il voto di astensione in consiglio comunale, lamentano due consigliere di Parma, vale come “No”. Teoricamente non servirebbero ulteriori spiegazioni: se è “No” è “No” e se è “Astensione” dovrebbe essere “Astensione”. Non servono né tre anni di permanenza in consiglio comunale né i legali che sono stati chiamati a redigere carte, a quanto riferiscono le consigliere.
Se così fosse sarebbe un grave reato e un vizio di forma contrario alla Democrazia e alle leggi vigenti
Sorgono però infinite domande che proviamo a sintetizzare come segue:
- Perché la rimostranza viene evidenziata solo ora?
- Perché non è stata coinvolta la magistratura?
- Perché, magari, non è stato fatto qualche gesto per fr emergere quanto accadeva?
Per esempio astenendosi in una decisione e poi autodenunciandosi alle forze dell’ordine così da avviare le indagini - Perché il presidente del consiglio non dice nulla?
- Perché la maggioranza avrebbe bisogno di un simile escamotage?
- Perché nessun consigliere di maggioranza, anche gli altri di minoranza, non ravvisano lo stesso problema?
Avrete capito che non c’è risposta e bisognerò comunque attendere lungo tempo prima di vedere una nuova puntata di questa saga. Ci si scusi il tono ironico ma sembra che l’argomento sia trattato da tutti i consiglieri in modo troppo superficiale: la Democrazia è qualcosa che si può mettere sotto i piedi giusto per sentirsi un millimetro più alti ma non è così.
Ecco quanto apparso sulla Gazzetta di Parma di oggi, 22 febbraio 2026:
Voti in Consiglio, modificare il regolamento
In consiglio comunale torna a esplodere il nodo delle cosiddette “astensioni benevole”. A sollevare il caso sono Serena Brandini, capogruppo di Azione, e Maria Federica Ubaldi, capogruppo di Civiltà parmigiana, che chiedono una modifica del Regolamento del consiglio per chiarire una questione che, a loro dire, si trascina dal 2022.
Secondo le due consigliere di minoranza, la maggioranza di centrosinistra avrebbe adottato una prassi ormai consolidata: quando si tratta di votare atti politici come mozioni e ordini del giorno, invece di esprimersi a favore o contro, opta per l’astensione, definita “benevola”. Un comportamento che, spiegano, nei fatti finisce però per penalizzare le proposte dell’opposizione.
Brandini sottolinea che l’astensione non viene interpretata come semplice non partecipazione al voto, ma equiparata a un voto contrario. Il risultato, aggiunge, è che le mozioni e gli ordini del giorno presentati dalla minoranza vengono respinti.
Da qui la richiesta di intervenire sugli articoli del Regolamento del consiglio comunale che, così come formulati, consentirebbero questa interpretazione. Le due capogruppo riferiscono di aver chiesto chiarimenti non solo al Comune di Parma, ma anche ad altre amministrazioni, prima di rivolgersi al ministero dell’Interno. Dal Viminale sarebbe arrivato un invito al Comune a chiarire meglio l’interpretazione del voto di astensione, così come disciplinato dal Regolamento consiliare.
Brandini ha quindi annunciato la richiesta di convocare una riunione dei capigruppo per affrontare formalmente la questione e definire un’interpretazione condivisa. Ubaldi, dal canto suo, ha fatto sapere che, in assenza di risposte, si valuterà un ricorso al presidente della Repubblica.
La linea è stata ribadita anche in una nota predisposta dai legali che affiancano le due consigliere. Nella nota si invita l’amministrazione a rivedere in autotutela la mancata approvazione delle ultime mozioni di bilancio non ancora stabilizzate per decorso dei termini. In caso contrario, si legge, verrà valutata la proposizione di un ricorso straordinario al presidente della Repubblica o, in alternativa, al Tar entro 120 giorni.
A riaccendere lo scontro è stato l’episodio legato alla mozione presentata da Azione per condannare gli insulti alla Brigata ebraica durante il corteo del 25 Aprile. In quell’occasione la maggioranza si è astenuta, determinando la bocciatura del testo. Ubaldi ha definito quel voto imbarazzante e ha sostenuto che la maggioranza avrebbe scelto l’astensione per non scontentare nessuno. A suo giudizio, una maggioranza coesa dovrebbe esprimersi chiaramente a favore o contro, mentre il ricorso sistematico alle astensioni rivelerebbe divisioni interne e incertezza politica.
I precedenti in consiglio
Non è la prima volta che in questa consiliatura emergono tensioni legate alle modalità di voto sugli atti di indirizzo politico. Già in passato alcune mozioni della minoranza erano state respinte in seguito a un numero significativo di astensioni da parte della maggioranza, alimentando polemiche sull’effettivo peso politico di questo strumento. La questione, finora rimasta sul piano del confronto politico, approda ora su un terreno più tecnico e potenzialmente giuridico, con il coinvolgimento del ministero dell’Interno e l’ipotesi di un contenzioso amministrativo.
Il confronto si sposta dunque dal merito delle singole mozioni alle regole del gioco consiliare, con un tema destinato a incidere sugli equilibri tra maggioranza e opposizione nei prossimi mesi.