Crisi delle terme, seconda puntata: la lettera di patronage
Chiariamo fin da subito che la lettera di patronage, a sostegno del piano di rilancio delle terme, viene considerata di fatto come una lettera di patronage “forte”, un vero contratto di leasing. Impegna giuridicamente il Comune in qualità di soggetto emittente a garantire il buon fine dell’operazione finanziaria, assumendo un obbligo di fare, comporta quindi un debito diretto in caso di inadempimento. Ad affermarlo è la Corte dei Conti nei vari rilievi.
La lettera di patronage che minaccia i conti di Salsomaggiore: 17 anni dopo, il conto arriva ai cittadini
Per anni è rimasta un atto quasi invisibile, citato distrattamente nei documenti di bilancio, mai discusso apertamente in Consiglio comunale, mai spiegato ai cittadini. Oggi, a distanza di 17 anni, la lettera di patronage legata al contratto di leasing delle Terme di Salsomaggiore rischia di diventare una zavorra capace di immobilizzare il bilancio comunale per anni. E di presentare ai salsesi un conto salatissimo.
La vicenda affonda le radici tra il 2008 e il 2009, negli anni della fusione delle diverse società termali e delle prime grandi difficoltà finanziarie. Nel 2009 la Giunta comunale conferisce mandato al sindaco di allora, Tedeschi, che ricopre anche il ruolo di presidente del Consiglio di amministrazione di Terme di Salsomaggiore e Tabiano Spa, carica affidata a Lino Giglioli. L’obiettivo dichiarato è il “perfezionamento dello strumento tecnico-amministrativo del contratto di leasing” individuato per garantire il consolidamento dell’equilibrio economico e finanziario della società controllata Compagnia delle Terme Srl.
Un atto di indirizzo che, letto oggi, solleva più di un interrogativo.
La giustificazione politica: lavoro, turismo, emergenza
La delibera del 2009 poggia su una motivazione che all’epoca appare politicamente inattaccabile: la crisi del turismo termale, il rischio occupazionale per circa 450 lavoratori, la necessità di salvaguardare un comparto ritenuto strategico per l’economia locale. Si sottolinea come l’intero pacchetto azionario sia detenuto da enti pubblici e come sia necessario individuare “percorsi e strategie tecnico-finanziarie” capaci di garantire nel tempo l’equilibrio economico della società, anche attraverso specifiche garanzie.
Garanzie che, nella pratica, significano una cosa sola: impegni assunti dagli enti pubblici, Comune in testa.
Già allora, qualche dubbio avrebbe potuto – e dovuto – emergere. Perché dietro la retorica della tutela del lavoro e del territorio, il leasing immobiliare non era altro che un’operazione di finanza creativa finalizzata a coprire un dissesto di bilancio. Un assetto contabile, più che un piano industriale.
Il leasing e la lettera di patronage
Nella delibera si legge chiaramente che la strategia individuata, in accordo con Provincia di Parma, Regione Emilia-Romagna e Terme Spa, consiste da un lato in un’operazione di leasing immobiliare per “riallineare temporalmente l’esposizione finanziaria”, dall’altro in un piano di valorizzazione dei marchi, del marketing e del coordinamento territoriale.
Ma il nodo vero arriva poco dopo. Il rappresentante legale di Terme Spa, Lino Giglioli, dichiara che la società si impegna a subentrare alla Compagnia delle Terme Srl nel contratto di leasing in caso di inadempienza. Inoltre, si specifica che Terme Spa è proprietaria di immobili alienabili per far fronte a tali impegni.
È in questo contesto che nasce la lettera di patronage. Un documento che allora viene trattato come una mera formalità, una “scrittura” che attraversa i bilanci comunali quasi inosservata, con l’idea – rivelatasi oggi drammaticamente errata – che potesse non avere reale valore legale.
Un errore clamoroso, soprattutto considerando che il creditore non è un soggetto qualsiasi, ma un pool di banche.
Documento mai reso pubblico e “introvabile”
La lettera di patronage non è mai stata resa pubblica. I suoi contenuti sono oggi coperti da procedimenti in corso: in Tribunale, alla Corte dei Conti, negli archivi legali delle società coinvolte. Eppure pende, come una spada di Damocle, sulla testa dei cittadini di Salsomaggiore, i veri danneggiati di quella che, con un eufemismo, può essere definita una gestione “allegra” dei conti pubblici.
Allegra per non dire dissennata, impropria. Se illegittima o addirittura disonesta lo stabiliranno i giudici.
La lettera di patronage era allegata alla delibera di consiglio comunale come alla delibera della Giunta regionale numero 1696 del 9 novembre 2009. Entrambi non sono presenti nei sistemi di raccolta documenti ufficiali, così come la delibera del consiglio comunale di Salsomaggiore del 27 gennaio 2017 di cui sono presenti gli estremi ma non il documento.
Un documento talmente introvabile che anche la Corte dei Conti ha dovuto richiederlo nel 2023 perché, anche se sempre chiamato in causa, evidentemente non era mai stato inviato,
Il conto arriva ora
Oggi i nodi vengono al pettine. I tre enti soci e garanti del contratto di leasing si trovano di fronte a una cifra complessiva di circa 8 milioni di euro da garantire ai creditori. Di questi, circa 5 milioni gravano direttamente sul Comune di Salsomaggiore, socio di maggioranza.
Nel frattempo il concordato di Terme Spa, avviato nel 2014 con il liquidatore Garibaldi, si avvia alla chiusura. Le Terme sono passate a soggetti privati, Qc e TST Srl. La città ha perso gran parte della propria identità termale. E i salsesi dovranno rinunciare a risorse che avrebbero potuto essere destinate a servizi, investimenti, benefici per la comunità.
Politica assente, responsabilità evidenti
A febbraio è attesa la sentenza che chiarirà quale sarà l’impatto definitivo sui conti comunali. Ma una cosa è già chiara: questa storia non nasce oggi. È il frutto di anni di scelte politiche, di mancate scelte, di occhi volutamente chiusi.
Per incapacità amministrativa e mancanza di visione? O per una gestione consapevole finalizzata a favorire i soliti noti, mantenendo gli elettori nell’illusione di progetti “strabilianti” mai realmente compresi? Dalla privatizzazione delle terme all’abbandono delle cure termali, fino alla totale assenza di una strategia di lungo periodo.
L’ultima responsabilità: agire ora
Per questo, oggi, un atto politico appare inevitabile. Il Comune di Salsomaggiore dovrebbe costituirsi parte civile nei confronti dei responsabili di allora. I nomi sono noti. E non a caso, negli anni successivi, è stata attivata una polizza assicurativa proprio per coprire questo tipo di rischi.
La lettera di patronage non è solo un documento tecnico. È il simbolo di un modo di amministrare la cosa pubblica che ha scaricato sul futuro e sui cittadini – il peso delle proprie scelte. O delle proprie non scelte.