Città a 30 km/h: il Tar boccia e la politica dimentica
Il Tar di Bologna ha “bocciato” la decisione del sindaco di Bologna di ridurre la velocità massima a 30 chilometri orari in tutta la città. A Parma solo alcune zone, delimitate e segnalate, sono a 30 chilometri orari.
La politica è brava a ballare sul mondo e a tirare fuori gli Amarcord ma dimentica il diritto (di tutti), il Codice della Strada e i problemi delle persone e di una o più città.
Il limite massimo di velocità in Italia è fissato dal Codice della Strada, imporre un limite diverso dovrebbe essere accusato di incostituzionalità (i cittadini sono tutti uguali di fronte alla legge e godono tutti di uguali diritti), di mancanza di imparzialità (dovrebbe portare alla caduta di chi la emana per essere adatto contro i diritti fondamentali) e di abuso di posizione dominante.
La battaglia è stata vinta da un gruppo di tassisti che ha presentato ricorso. La cosa più strana è, ancora una volta, che persone normali devono intervenire per far rispettare le leggi quando dovrebbe essere un ruolo della politica e dei politici.
Di seguito la notizia pubblicata oggi 21 gennaio 2026 da Gazzetta di Parma
La sentenza del Tar dell’Emilia-Romagna che ha accolto il ricorso dei tassisti e annullato il provvedimento con cui il Comune di Bologna aveva introdotto la “Città 30”, estendendo il limite di velocità a 30 chilometri orari su tutto il territorio urbano, continua a produrre effetti anche fuori dal capoluogo regionale. Se a Bologna la decisione ha immediatamente innescato lo scontro politico, a Parma il verdetto viene letto come un segnale di allerta sulle politiche della mobilità.
Il tribunale amministrativo ha annullato il Piano particolareggiato del traffico urbano e le ordinanze che istituivano le nuove zone a velocità ridotta, ritenendo carente l’impianto del provvedimento. Una bocciatura che Forza Italia, Fratelli d’Italia e Lega rivendicano come una vittoria politica e che viene ora utilizzata per mettere in discussione le scelte dell’amministrazione parmigiana.
Per Pietro Vignali, capogruppo in consiglio comunale dell’omonima lista e consigliere regionale di Forza Italia, insieme alla collega Valentina Castaldini, la sentenza rappresenta il ritorno a una gestione della mobilità più aderente alle esigenze reali di cittadini e lavoratori. Secondo Vignali, il Tar avrebbe smontato un modello considerato ideologico e lontano dai problemi concreti, e Parma dovrebbe evitare di seguirne l’esempio.
L’ex sindaco rivendica di aver introdotto in passato le zone 30 solo in aree limitate e dopo interventi strutturali, come il restringimento delle carreggiate e la rialzatura della sede stradale. Al contrario, l’attuale amministrazione, a suo giudizio, si affiderebbe a soluzioni più semplici come dossi e ordinanze, senza una reale riqualificazione delle strade. Vignali segnala inoltre la mancata messa in sicurezza di incroci considerati pericolosi, anche teatro di incidenti gravi, e denuncia lo stato di abbandono delle piste ciclabili, invitando il Comune a concentrarsi su questi aspetti piuttosto che su estensioni generalizzate dei limiti.
Sulla stessa linea si colloca la deputata di Fratelli d’Italia Gaetana Russo, che ricorda come il sindaco di Parma Michele Guerra abbia più volte indicato Bologna come modello virtuoso, ipotizzando un’ulteriore estensione delle zone 30. La bocciatura del Tar, secondo la parlamentare, certifica invece la fragilità giuridica e l’impostazione propagandistica di quell’esperienza e dovrebbe indurre l’amministrazione parmigiana a rivedere il proprio approccio per evitare conseguenze difficilmente reversibili sulla mobilità cittadina.
Di segno opposto la posizione dell’assessore alla Mobilità Oronzo Pinto, espressione di Effetto Parma, che distingue nettamente tra la “Città 30” bolognese e le zone 30 realizzate a Parma. Pur senza commentare la sentenza, Pinto sottolinea come gli interventi effettuati in città siano stati circoscritti a contesti specifici, come aree scolastiche e zone ad alta presenza pedonale, e abbiano ottenuto un riscontro positivo dalla popolazione. Resta comunque centrale, secondo l’assessore, l’obiettivo di garantire la sicurezza di ciclisti e pedoni, anche attraverso la riduzione della velocità dei veicoli.
La Lega, infine, si schiera apertamente a favore della decisione del Tar. Per il consigliere regionale Tommaso Fiazza e il segretario regionale Matteo Rancan, interventi su temi delicati come la circolazione stradale richiedono basi giuridiche solide e scelte ponderate, non scorciatoie amministrative. Una posizione che rafforza il fronte critico verso politiche di limitazione generalizzata della velocità e riaccende il dibattito sulla mobilità urbana anche a Parma.