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Cispadana & project financing: la Corte europea “boccia”

Cispadana & project financing: la Corte europea “boccia”

La Corte Ue e la svolta sulle concessioni: cosa cambia per A22 e Cispadana

 

Il 5 febbraio 2026 la Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha pubblicato una sentenza destinata a ridisegnare le regole europee sulle concessioni pubbliche, con impatti diretti e immediati sul dossier italiano delle grandi infrastrutture. Nella causa C-810/24 la Corte ha concluso che il cosiddetto diritto di prelazione conferito al promotore di una concessione – ossia la possibilità per chi ha presentato un progetto di adeguare la propria offerta a quella più alta per ottenere l’aggiudicazione – viola i principi di parità di trattamento, non discriminazione e trasparenza previsti dalla direttiva UE sulle concessioni (Direttiva 2014/23/UE). In altre parole, una clausola del genere altera la competizione tra operatori economici e contrasta con le regole europee sugli appalti.

Le premesse: come si è arrivati alla decisione di Lussemburgo

Il caso da cui è nata la pronuncia non riguardava formalmente l’autostrada A22 né la Cispadana, ma una gara per servizi pubblici nel Comune di Milano. Tuttavia, il principio giuridico sottostante era identico a quello contestato in Italia nel bando per la nuova concessione dell’Autostrada del Brennero: la presenza di un diritto di prelazione tale da garantire un vantaggio selettivo all’operatore uscente.

Nel corso del 2025, alla scadenza della concessione dell’A22, il bando indetto dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti aveva suscitato forti dubbi di conformità alle norme europee proprio per questa clausola. Le associazioni di consumatori e di rappresentanza delle imprese avevano sollevato rilievi importanti e presentato esposti alle autorità italiane e comunitarie, mettendo in discussione la sospensione della gara e la proroga implicita della gestione a favore dell’attuale concessionario, Autostrada del Brennero Spa.

La decisione della Corte di Giustizia Ue di febbraio rappresenta così la conclusione di un percorso iniziato con l’impugnazione del meccanismo di prelazione contenuto nel bando italiano: una conferma di come i criteri di concorrenza e trasparenza debbano prevalere sulla semplice continuità gestionale di un’opera strategica.

Un principio Ue che cambia lo schema italiano delle concessioni

La pronuncia di Lussemburgo è destinata ad avere effetti concreti tutt’altro che teorici. Per anni in Italia il diritto di prelazione era considerato uno strumento utile a valorizzare l’esperienza dell’operatore che aveva già gestito un’infrastruttura o presentato un progetto di project financing. Dopo il 5 febbraio, la Corte ha ribadito che qualunque meccanismo che consenta a un concorrente di modificare un’offerta già presentata per raggiungere o superare quella migliore post-gara è incompatibile con la Direttiva UE, perché svilisce la concorrenza effettiva tra operatori.

Per l’Italia questo significa che non si può più basare l’affidamento di concessioni come quella dell’A22 su un sistema che attribuisce al concessionario uscente un vantaggio palesemente selettivo. Eticamente e giuridicamente, la strada delle proroghe automatiche e della prelazione è stata respinta.

L’impatto su A22 e sulla Cispadana

La Autostrada del Brennero A22 rappresenta uno dei più strategici corridoi infrastrutturali del Paese, fondamentale per collegare il Nord Italia all’Europa centrale. La mancata conclusione della gara di concessione e le proroghe decennali decise dal Ministero – impugnate da associazioni come Codacons – avevano creato incertezza giuridica e tensioni con le norme europee. Con la sentenza della Corte Ue, il quadro si fa ancora più netto: qualunque affidamento che preveda meccanismi simili alla prelazione respinti in sede comunitaria non può essere considerato conforme alle regole sugli appalti pubblici.

Parallelamente, anche il progetto della Superstrada Cispadana, opera di adduzione fondamentale per migliorare la viabilità tra Emilia occidentale e regioni limitrofe, rischia di subire rallentamenti se legato a logiche di concessione che non rispettano i dettami comunitari. Il completamento di tratte, gli allacciamenti e gli svincoli pensati per collegare la Cispadana all’A22 e ad altri assi strategici – con ricadute significative su Parma e la sua provincia, dove sono previste opere di adduzione, rampe e connessioni viarie – devono ora essere ripensati in un quadro di gara trasparente e competitivo.

Parma e provincia: tra opportunità e rischi

Sul piano territoriale, Parma e le aree circostanti stanno vivendo un momento cruciale: il nodo infrastrutturale non riguarda solo la gestione dell’A22, ma anche la capacità di integrare questa grande arteria con opere di adduzione locali, pensate per alleggerire traffico urbano e collegare i distretti produttivi alla rete europea. La Cispadana, nell’ipotesi più ambiziosa, doveva fungere da spina dorsale per queste connessioni. La sospensione delle procedure competitive e l’incertezza normativa potrebbero tradursi in ritardi nei cantieri, revisione dei progetti e nuove fasi di aggiudicazione, con possibile impatto su investimenti, tempi di realizzazione e sviluppo economico locale.

L’auspicio diffuso tra amministrazioni locali, imprese e stakeholder è che il legislatore nazionale colga la portata innovativa della sentenza Ue e riprogetti i bandi di gara in modo conforme alle regole europee, garantendo trasparenza e concorrenza senza rinunciare alla capacità di attrarre investimenti e realizzare rapidamente le opere necessarie.

 

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