Ciclabile di Collecchio, quel che non ci dicono
Ringraziamo tutti coloro che ci hanno seguito fino a qui e grazie ai quali c’è stata la piccola vittoria del ritiro della delibera dal Consiglio Comunale di Parma.
Affrontiamo il tema sperando sia (forse) l’ultima volta, viste le dichiarazioni politiche
Priamo Bocchi (FdI), a quanto si legge sulla Gazzetta di oggi 29 giugno 2025, sulla vicenda dice “rivela anche l’inadeguatezza e la debolezza di una amministrazione comunale lacerata dalle divisioni interne che continua a navigare a vista. I platani possono tirare un sospiro di sollievo, i parmigiani un po’ meno”.
Ovviamente fa il suo lavoro di opposizione ma, forse c’è anche di peggio visto che nessuno degli amministratori sapeva nulla del progetto e tutto è emerso grazie al tam-tam della protesta iniziata via Facebook, anche grazie al nostro contributo.
Maria Federica Ubaldi (CP) parla invece di “coerenza e trasparenza dell’azione amministrativa. È difficile non vedere, dietro questo improvviso passo indietro, la pressione legata all’avvicinarsi delle elezioni amministrative”.
“Restiamo stupefatti dall’apprendere che la maggioranza si accorga solo ora dell’impatto ambientale del progetto”. Cavoli, ha ragione.
Enrico Ottolini (Verdi-Avs) è stato il primo e l’unico a sollevare la questione durante le commissioni e si ritiene soddisfatto e dice “Oggi la Giunta si dimostra capace di un senso del limite necessario da parte di chi amministra”.
Qui inizia il corto circuito: Ottolini è da sempre a favore del verde, magari a volte anche troppo ma la sua posizione è sempre apprezzabile. Stiamo però parlando di un consigliere appoggiato da Fiab (Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta) ma anche da Wwf e molte altre, ovvero associazioni che sostengono oltre il limite umano perseguibile, l’uso della bicicletta. Una lista e un gruppo all’opposizione in consiglio comunale ma della stessa parte politica della maggioranza.
Siamo molto chiari: se non ci fosse stato il tam-tam, la protesta partita via social (anche grazie a Ottolini), non sarebbe successo nulla ma la sua sola voce in Consiglio non sarebbe bastata. Si veda infatti quanto successo a Collecchio dove il progetto è stato approvato con 5 voti contrari.
Per dirla in un altro modo la Giunta ha reagito alla protesta, mica ad altro.
La conclusione
I 96 platani non sono salvi: Collecchio ha avvallato il progetto e potrebbe ora procedere nel taglio di 70 piante e la costruzione della ciclabile fino alle porte di Parma. Un assurdo vero? Una bella pista ciclabile che finisce dove dovrebbe iniziare. Il progetto è degli stessi che criticano la Tigre, autostrada ancora da terminare.
La delibera di Parma è stata sposata, in attesa di vedere se il progetto può e deve essere modificato. Attenzione, si sposta l’attenzione pubblica per inserire poi la stessa delibera con lo stesso progetto magari in inverno quando tutti saremo impegnati a guardare la tv piuttosto che andare in bicicletta? Il rischio c’è.
La conferenza dei servizi è fissata a luglio, in quel caso anche la Provincia di Parma (che ha redatto il progetto di tagliare le piante per lasciare spazio al movimento dei guardrail e non alla pista ciclabile in sé) potrà rivedere la procedura.
In estrema sintesi la questione è tutt’altro che chiusa.
Qui Collecchio, l’opposizione risponde
C’è voluto qualche giorno per imbastire una risposta timida che soffre di diversi “dietrofront” tanto che non si capisce da che parte si voglia stare. Ricordiamo che la delibera a Collecchio è stata approvata il 24 giugno 2025. Proviamo a riassumere:
Francesco Fedele (FdI) dice, stando a quanto sulla gazzetta di oggi 29 giugno 2025: “A Collecchio la stessa delibera è stata votata all’unanimità dalla maggioranza granitica di centrosinistra a Parma probabilmente non sarebbe andata così”.
Ha ragione ma sarebbe stata comunque approvata magari con qualche piccola defezione.
Fedele ripercorre poi la storia del progetto dal 2004 e il finanziamento annunciato da Alfredo Peri per 13milioni di euro per sistemare la strada statale 62 della Cisa.
“Non si tratta di un’opera a beneficio del Comune di Collecchio bensì degli utenti della strada che ne fanno uso da parte di tutto il territorio provinciale”, parlando del traffico va detto che se la strada è statale, il miglioramento va a beneficio statale, non solo provinciale. C’è vita oltre l’asse Parma-Collecchio giusto per dirlo con una battuta.
“Il progetto attuale redatto dalla Provincia per conto di Anas non ha risolto molto rispetto al passato presentando una soluzione difficilmente realizzabile, con ricadute negative sul territorio anche da un punto di vista ambientale con la prospettiva di tagliare 96 platani”.
Interviene poi sulla mancanza di un piano B con la proposta di unire le tangenziali di Parma e Collecchio.
Queste sono le frasi che usa chi non sa cosa dire e non ha un’idea propria.
Partiamo dall’ultima, la competenza sulle tangenziali è di Anas significa che per un progetto servono 15 anni, a quel punto (se ci fossero piani di regolamentazione veri) Collecchio sarebbe forse un quartiere di Parma (come successo in passato per San Pancrazio o San Lazzaro i cui ex municipi sono quasi in centro).
Mancano domande questioni fondamentali che elenchiamo brutalmente di seguito:
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- RESTRINGERE la carreggiata della strada statale 62 (invasa dal traffico e una delle più utilizzate in Italia) può essere una soluzione intelligente? Risposta: No
- C’È un percorso migliore? Magari lungo la ferrovia in cui non si respirino gas di scarico e il transito delle bici sia più fluido e sicuro? Risposta: Sì (ma ci tocca studiarlo)
- ESISTE uno studio sugli utenti potenziali per capire se l’opera, con le dovute stime di previsione, può essere utile? Risposta: No
- È STATO previsto l’impatto dell’opera su attività commerciali e terre o abitazioni private? Risposta Sì, ma male
- QUALE SAREBBE il risultato finale della Statale della Cisa? Una strada infilata in un tubo di ferro con guardrail per i camion che non permettono di vedere i campi, i fiori, le colline e il panorama? Risposta: Chi lo sa non lo dice. Risposta 2: Sì, sarebbe così
- VORRESTE VOI cittadini e persone una strada “intubata” nel ferro per 10 chilometri? Secondo noi la risposta è No
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